#3: Esperienze all’estero: la storia di Sabina

In questo episodio del LingQ Podcast in Italiano Sabina racconta quali sono state le sue esperienze all’estero e la sua vita in Germania.

Clara: Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo episodio del LingQ Podcast in italiano.
Io sono Clara e sono la presentatrice del podcast.
Ricordatevi che potete utilizzare questa puntata
come lezione su LingQ.
Troverete tutte le informazioni nella descrizione di questo video,
ma potete utilizzare tanti altri contenuti come serie TV,
articoli di giornale,
pagine Web.
Li potete importare e usarli come lezioni personalizzate.
Ricordatevi di iscrivervi al canale di LingQ, se non l’avete già fatto
e di lasciarci un mi piace o una recensione su qualsiasi piattaforma
stiate ascoltando questo podcast.
Oggi siamo in compagnia di Sabina Xhafaj.
Ciao Sabina.
Sabina: Ciao Clara, come stai?
Clara: Bene grazie, spero che vada tutto bene anche con te.
Sabina: Sì sì, va tutto bene.
Clara: Perfetto.
Ti volevo chiedere di fare una breve presentazione
per chi magari non ti conosce, così che possa sapere un po’ su di te.
Sabina: Certo, volentieri.
Io sono Sabina, ho 27 anni.
Attualmente sono disoccupata, sto cercando lavoro.
Clara: Ok.
Sabina: Sono laureata in triennale in Lingue Italo-Tedesche,
invece nella magistrale sono laureata in turismo.
Clara: Ah, ok. SABINA: Ovviamente il periodo è…
…il migliore di tutti per laurearsi in turismo.
Clara: Certo. Quindi immagino che
essendoti laureata in turismo e in lingue,
tu abbia fatto delle esperienze all’estero.
Sabina: Sì, sì, certo. Ne ho fatte diverse.
La mia prima esperienza all’estero è stato l’Erasmus fatto nella triennale,
dove per motivi di studio, mi sono spostata in Germania,
in quanto il mio percorso prevedeva di effettuare
minimo 48 crediti nell’università di Bonn.
Una volta arrivata lì,
l’impatto iniziale è un po’ diverso
perché la Germania è un Paese molto più freddo dell’Italia
e ritrovarsi a mettere il giubbotto già a settembre
era un po’ strano.
Clara: Un po’ uno shock.
Sabina: Esatto.
Come esperienza è stata veramente bellissima, ho incontrato tantissime persone
che provenivano da diversi paesi europei e non europei.
Con persone con cui, tra l’altro, sono ancora in contatto.
Veramente, veramente bellissima.
L’università poi ti prometteva anche un diverso approccio di studio
dovevi anche metterti un po’ in gioco e imparare
ad adattarti anche a questo quest’altro mondo.
Clara: Certo.
Sabina: Poi c’era anche una grande differenza negli insegnanti.
In Italia diciamo che l’Università è molto focalizzata sulla teoria,
quindi sull’imparare le cose a memoria.
Lì, invece, in Germania sono più focalizzati sulla parte analitica
quindi poter analizzare ciò che studi,
in cui gli insegnanti ti chiedono anche il tuo pensiero.
Mentre in Italia questa parte è un po’ tralasciata.
Lì ho imparato un po’ anche a ragionare sulle cose che studiavo.
Clara: Certo, avere un po’ più di pensiero critico.
Sabina: Esatto, esatto.
Sì, inizialmente è risultata molto difficile per me questa cosa
perché le lezioni erano tutte in tedesco.
Il mio livello di tedesco non era così buono da poter permettermi
di seguire le lezioni senza avere difficoltà.
I primi sei mesi passati in Germania
non ho parlato molto in tedesco.
Parlavo molto le altre lingue tranne quella.
Perché avevo anche paura di sbagliare.
Poi i primi mesi, inizi a capire gli sbagli che fai quando parli,
perché in Italia non hai la possibilità di parlare spesso con persone del posto,
quindi riuscire ad avere un linguaggio adatto per comunicare con le persone.
Una volta arrivata là, dopo che apprendi un po’ in modo passivo la lingua,
inizi a capire che fai errori quando parli e ti vergogni pure un po’ a esprimerti.
Clara: Certo, anche perché ci sono persone che
ti correggono perché vogliono aiutarti
però giustamente, ti corregge una, due, tre volte
dopo un po’ cominci a avere anche un po’ di paura a parlare.
Sabina: In questo caso, non mi hanno corretta molte persone,
quindi diciamo che lo richiedevo io.
Nel senso che chiedevo alle persone di correggermi
perché i tedeschi sono molto rispettosi.
Diciamo che non vanno a interferire
su quello che stai dicendo, cercano di capirti come lo stai dicendo
quindi non ti correggono perché pensano che ci rimani male.
Io chiedevo di correggermi se no non avrei mai imparato la lingua in modo corretto.
Sabina: Effettivamente. Clara: Certo.
Sabina: Però insomma, alcuni lo facevano, altri un po’ meno.
Però, dai…
Clara: E i tuoi compagni di corso come si trovavano lì?
Avevano la tua stessa esperienza
oppure l’hanno vissuta in maniera diversa?
Sabina: Ti devo dire che eravamo in tutto nove,
o otto, quelli che siamo partiti.
Il nostro corso era abbastanza piccolo.
Molte persone
si sono rifugiate stando poco in contatto con i tedeschi,
anche perché la natura tedesca è abbastanza fredda
e devi saper entrare in confidenza con loro.
Perciò
in molti hanno preferito rimanere nei gruppi internazionali,
quindi parlare più inglese o parlare
altre lingue,
dipendeva dal gruppo in cui si inserivi,
piuttosto che
ingaggiarsi molto con i tedeschi.
Invece altre persone hanno preferito subito inserirsi nei gruppi tedeschi,
lasciando stare i gruppi internazionali
per sentirsi anche un po’ più integrati
all’interno dell’università.
Clara: Certo. Sabina: Ci sono state diverse dinamiche.
Non tutti l’abbiamo vissuta allo stesso modo.
Lo stare all’estero è un’esperienza bellissima,
però c’è un periodo di…
io lo chiamo di transizione,
in cui dal terzo al quarto mese in cui sei all’estero
inizi ad avere nostalgia di casa e anche le persone con cui stavi prima.
Quindi ti senti un po’ frustrato.
Ma questa è una cosa che capita a tutti.
Magari a qualcuno capita un po’ prima, a qualcuno più tardi,
però capita a tutti.
Soprattutto sapendo che rimarrai un periodo abbastanza lungo
in quel luogo.
Quindi anche lì le persone
hanno reagito in maniera diversa.
In molti sono ritornati a casa
per una o due settimane per riprendersi
e poi ritornare alla vita da Erasmus, da studente all’estero.
Clara: Invece tu sei rimasta sempre a Bonn?
Sabina: Io sono rimasta a Bonn per 2 anni, più o meno.
Ho finito la triennale lì.
Mi sono anche iscritta per un semestre nella magistrale
che in realtà non volevo fare.
Però per poter rimanere ancora in Germania mi sono iscritta e ho detto:
“Tanto sto ancora un po’ qua”
perché mi piaceva molto.
Clara: Ok.
Sabina: Dopo questa esperienza, mi sono ritrasferita in Italia
per poter fare la magistrale.
Una volta fatta la magistrale,
ho sentito il bisogno di ritornare in Germania
perché mi mancava, diciamo, quell’aria…
non so se era l’aria tedesca o anche solo il fatto di rifare un’esperienza all’estero.
E ho deciso di fare un Praktikum,
quindi un tirocinio in Germania.
Ho fatto il tirocinio a Francoforte sul Meno.
Tra l’altro una città che all’inizio non mi è piaciuta per niente.
L’avevo già visitata durante il mio periodo Erasmus della triennale.
Era una città molto grigia, molto fredda, molto ventosa.
Diciamo che non sembrava accogliente.
E invece, una volta arrivata per fare il tirocinio lì,
diciamo che mi è piaciuta tantissimo.
Mi è piaciuta tantissimo perché ho scoperto diversi posti,
che erano frequentati comunque da studenti,
diversi punti panoramici, diversi bar
dove ti sentivi a tuo agio, dove conoscevi altre persone.
Quindi è anche una città abbastanza internazionale.
Mi è piaciuta molto la vita a Francoforte, devo dire.
Non me l’aspettavo prima di andarci, però è stata molto bella.
Clara: Che differenze hai notato tra Francoforte e Bonn
come stile di vita, come anche persone?
Sabina: Allora…
diciamo che Bonn è una città molto studentesca.
Quindi è un mondo concentrato sugli studenti.
Diciamo che la parte di Colonia-Bonn della Nord Vestfalia
è considerata in Germania la parte
un po’ più accogliente.
perché lì viene fatto il carnevale,
un carnevale molto diverso da quello italiano,
che non hai niente a che fare con il Carnevale di Venezia.
È un carnevale un po’ più “terra terra”.
È molto famoso in Germania e inizia l’ 11 di novembre alle ore 11:11.
Dura quasi tutto l’anno,
però i giorni effettivi in cui c’è il carnevale sono quelli normali.
Le persone sono pazze durante quel periodo.
Passano carrelli,
possiamo prendere come indicazione il carnevale di Viareggio.
Passano carrelli buttando cioccolatini, caramelle, fiori,
alle persone che stanno guardando ma a quantità esagerate.
Le persone sono perennemente ubriache
e diciamo che gli altri paesi tedeschi
non la vedono molto bene, li chiamano un po’ pazzerelli
le persone della Colonia anche.
Poi c’è anche una grande rivalità tra le città della Nord Vestfalia
su chi fa il carnevale migliore.
Clara: Ah, ok!
Sabina: Però tra Bonn e Francoforte, Francoforte è molto più internazionale.
Poi Francoforte accoglie il mondo della Finanza, delle grandi imprese.
Ha diverse sfumature come città.
Può tranquillamente trasformarsi in una città della vita notturna,
da una città di grandi imprenditori.
È un’esperienza totalmente diversa.
A Francoforte è anche un po’ più difficile avere contatto diretto con i tedeschi
perché essendo anche così tanto internazionale tu ti ritrovi
a essere in contatto con diverse nazionalità,
che non è detto che siano persone tedesche.
Oltre a Francoforte e Bonn, io ho vissuto anche vicino Ratisbona
che si trova nel Bayern,
quindi nella Bavaria.
Ratisbona è un mondo totalmente diverso.
nel senso che il Bayern è una regione, uno Stato,
è uno Stato molto contadino,
chiamiamolo così.
Anche le città sono molto lontane tra di loro.
Ah, c’è un paesaggio bellissimo.
Hanno un paesaggio bellissimo i paesi del Bayern
proprio a livello naturale-ambientale,
secondo me è la parte più bella della Germania.
Anche a livello architettonico ci sono molte città che hanno uno stile romano.
e quindi hanno un certo fascino anche da poter essere visitate.
Le persone del Bayern sono un po’ più chiuse come persone.
Non hai mai direttamente la possibilità di entrare a contatto con loro
e sono anche delle persone…
non mi viene la parola in italiano, che bello.
Sono un po’ chiuse mentalmente.
Sono anche persone che non amano viaggiare tantissimo.
Se sono nati in un paese, nascono, crescono e muoiono lì.
Clara: Ok. Sabina: Però…
A livello di paesaggio, il Bayern è quello che mi è piaciuto di più.
In questo momento io sto vivendo nel Baden-Wurttemberg
che è nella zona della Foresta Nera.
Come zona non mi piace molto a dire la verità.
Però anche qui ci sono dei paesaggi bellissimi.
La cosa che non mi piace qua è che è suddivisa in tantissimi paesini
che sono lontani l’uno dall’altro
e non c’è molto la vita mondana.
Clara: Certo. Sabina: Cosa che piacerebbe un po’ a me.
Clara: È molto diversa dalla vita nelle grandi città,
quello che eri abituata tu quando eri a Francoforte, a Bonn, certo.
Sabina: Sì, esatto.
Clara: Ok. Sabina: Molto diversa.
Clara: Diciamo se dovessi stilare una classifica
dei posti in Germania nei quali sei vissuta,
quali sono i posti dove ti sei divertita di più, che ti sono piaciuti di più
e quelli magari dove
o non vorresti tornare o non ti sei divertita così tanto?
Sabina: Allora…
partiamo dal presupposto che ogni città l’ho vissuta in età diversa.
Clara: Giusto.
Sabina: Quindi ha a che fare molto la modalità in cui ti trovi.
Quando ero a Bonn, ero nella modalità
“voglio conoscere tutto il mondo, voglio girare un sacco di città, un sacco di paesi”,
quindi era anche l’ambiente studentesco che ti permetteva
di conoscere diverse persone che provenivano da diversi paesi.
Bonn è e rimarrà sempre la mia città numero uno,
perché lì ho avuto tantissime esperienze,
ho conosciuto persone bellissime,
è l’esperienza in sé per sé che è stata molto bella.
Io ho rivisitato Bonn a distanza di anni, anche quest’anno.
Ha perso un po’ il suo fascino che aveva allora
perché, come ti ho detto, ha a che fare con l’età in cui ti trovi
e anche dalle cerchie sociali che ti sei creata in quella città.
Ora tutte le persone che ho conosciuto quando ero lì
non sono più in quella zona.
Quindi, ora Bonn non potrebbe essere la mia numero uno.
Clara: Ok.
Sabina: Con l’età che ho adesso.
Se ti devo dire per Ratisbona,
è una bellissima città, è una città tranquilla
che ti permette di avere un po’ di vita notturna,
ma anche di farti i tuoi comodi.
Sabina: Ratisbona la metterei al terzo posto. Clara: Ok.
Sabina: Bonn la metterei al secondo.
Clara: Ok.
Sabina: Al primo posto ora metterei Francoforte.
Francoforte perché secondo me
anche per la crescita personale che una persona cerca nella vita,
quindi anche dipende dal periodo in cui ti trovi.
Dalla modalità in cui ti trovi, dalle cose che vuoi fare della tua vita,
Francoforte ti offre più possibilità.
Nel senso che hai la possibilità di trovarti un buon lavoro,
hai la possibilità di divertirti la sera,
hai la possibilità di conoscere persone internazionali,
quindi rimanere sempre aggiornato anche
a livello di attività, ma anche a livello di hobby.
Quindi, secondo me, Francoforte anche se non è
dal punto di vista architettonico non è la più
bella tra queste che ti ho detto,
però ti offre molte possibilità.
Quindi ora per me Francoforte sarebbe la numero uno.
Il posto in cui mi trovo ora lo metto all’ultimo posto.
È bello eh…
mi trovo anche bene, però non fa parte delle mie corde.
Clara: Ok, magari non è un posto
adatto a te per il momento che stai vivendo adesso.
Magari forse più in là ti potrebbe anche piacere di più, certo.
Sabina: Sì, secondo me se ti vuoi creare una famiglia, hai bisogno della tua tranquillità,
allora il Baden-Wurttemberg è la soluzione dei problemi
perché riesci a trovare una buona posizione di lavoro, a sistemare la famiglia
e a far crescere i tuoi figli in un ambiente abbastanza tranquillo.
A Francoforte, ti direi, io non potrei crescere dei figli.
in quanto c’è un alto tasso di criminalità
a livello tedesco parliamo.
Ha il tasso di criminalità più alto tra tutti.
Ci sono anche tantissimi giovani
che hanno dei precedenti
con spaccio di droga e cose del genere.
Non mi sentirei tranquilla a creare una famiglia a Francoforte.
Clara: Certo.
Ok, l’ultima cosa che ti volevo chiedere per chi
sta ascoltando questa nostra chiacchierata,
dato che tu hai fatto diverse esperienze all’estero,
ora in questo caso abbiamo parlato della Germania, ma in generale,
ti sentiresti di consigliare
a persone magari della nostra età,
sui 20-30 anni, ma anche più in là volendo,
ti sentiresti di consigliare delle esperienze all’estero sul breve o lungo periodo?
Sabina: Assolutamente sì.
Le esperienze all’estero ti formano.
Ti formano sul campo.
Tu riesci a formarti a livello umano,
ad essere aperto mentalmente, al mondo, alla novità, allo sviluppo.
Qualsiasi esperienza all’estero è solo un arricchimento che puoi avere.
Lo consiglio a tutti di qualsiasi età, non c’è limite per fare questo.
Anzi, diciamo che è sempre una buona occasione
potersi permettere di andare all’estero, di fare anche solo una settimana.
Anche solo una settimana in realtà ti apre molto
il cuore, la tua visione.
È proprio un’esperienza bellissima che io consiglierei sempre a tutti.
Clara: Ti ringrazio tanto Sabina per questa chiacchierata
che è stata molto interessante.
Spero che ci possiamo rivedere presto
o in Germania o in Italia o da qualche altra parte.
Sabina: Ringrazio te per avermi invitata a fare questo tipo di presentazione.
Mi è piaciuto tantissimo.
Speriamo di re-incontrarci e magari in un altro Paese non sarebbe male.
Clara: Magari, magari, assolutamente!
Clara: Ciao Sabina, grazie. Sabina: Ciao, buona giornata.
 

#2: Laurearsi in Italia: quattro chiacchiere con Laura

This week on the Italian LingQ Podcast Clara is joined by fresh graduate Laura, who shares her experience studying political science at the University of Trieste

Clara: Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo episodio del LingQ Podcast in italiano.

Io sono Clara e sono la presentatrice del podcast.

Ricordatevi che potete utilizzare questo episodio del podcast come lezione su LingQ,

ma potete anche importare qualsiasi altro tipo di contenuto che vi può interessare,

come episodi di Netflix, pagine web o altri tipi di video

per studiare l’italiano con ciò che vi interessa.

Non dimenticatevi, inoltre, di lasciare un mi piace o una recensione

su qualsiasi piattaforma stiate ascoltando questo podcast,

perché ci farebbe veramente tanto piacere.

Oggi abbiamo qui con noi Laura Somma.

Ciao Laura.

Laura: Ciao a tutti.

Clara: Ti volevo chiedere di fare una breve presentazione,

così chi ci sta ascoltando sa chi sei e che cosa fai.

Laura: D’accordo. Allora, io sono Laura,

ho 23 anni, tra poco 24, e mi sono appena laureata in Scienze Politiche.

Ho fatto la scuola Liceo delle Scienze Umane quando andavo alle superiori

e vivo con la mia famiglia a Trieste.

Clara: Perfetto.

Infatti, io volevo parlare con te, volevo fare due chiacchiere

proprio perché so che tu sei una neolaureata.

Laura: Sì, esatto.

Clara: Ti volevo chiedere un po’ di domande,

sapere un po’ di più sulla tua esperienza all’università in Italia

perché pensavo che poteva essere interessante per chi sta imparando italiano

ed è curioso di sapere come funziona un po’.

Quindi tu hai studiato scienze politiche, giusto?

Laura: Sì, Scienze Politiche all’Università di Trieste.

Clara: Ok all’università di Trieste. LAURA: Nella mia città.

Clara: Perfetto e quanti anni era la tua università?

Cioè era una università triennale oppure hai fatto Master?

Come funziona?

Laura: La mia università, la facoltà si basa su tre anni

e poi una persona se desidera può fare anche gli altri due anni della magistrale.

il che è molto utile, però io ho deciso di fermarmi alla triennale.

Clara: Perfetto.

Quindi tu hai fatto la triennale di scienze politiche.

Laura: Sì.

Clara: E più specificatamente diciamo,

perché anche io ho fatto l’università, ma un po’ di anni fa

quindi magari le cose possono essere cambiate,

ma voi cominciate anche a settembre sempre i corsi, giusto?

Oppure è cambiato? Come funziona?

Laura: I corsi iniziano a ottobre.

Clara: Ah, ok! Laura: Quindi più tardi, a inizio ottobre.

per alcune facoltà in università in generale

ci sono anche dei precorsi

che sarebbero delle lezioni aggiuntive prima dell’inizio dei corsi

in cui i ragazzi possono iniziare a conoscere i professori

e hanno diciamo un’introduzione

sulle lezioni che poi andranno a seguire durante le vere e proprie lezioni.

Per esempio, io quando

ho iniziato l’università che era il 2018,

ottobre 2018,

qualche settimana prima dei corsi abbiamo fatto un introduzione sui corsi più difficili

come statistiche e microeconomia

che sono dei corsi abbastanza tosti che tante persone poi durante i tre anni

si trascinano dietro come esame

perché appunto sono esami del primo anno,

però essendo difficili poi vengono fatti di solito all’ultimo anno.

Quindi sì, queste introduzioni servono molto per avere una base diciamo su cui partire.

Clara: È interessante questa cosa perché non sapevo che esistessero i precorsi.

Non so se una cosa,

cioè non so se sai se è una cosa solo di Scienze Politiche

oppure anche altre facoltà hanno questa cosa

per corsi che sono un po’ più complicati e un po’ più difficili per chi comincia,

però è molto interessante come cosa perché non sapevo che esistesse.

Laura: Sì anche altre facoltà hanno questa opportunità di fare i precorsi.

Questo per quanto riguarda la mia università.

Non so per quanto riguardi altre facoltà o altre università in Italia.

Questo non te lo so dire.

Clara: Certo, sì perché ad esempio

tu hai fatto l’università Trieste, io a Firenze,

quindi, magari ci sta che o negli anni o di Facoltà in Facoltà

possa anche cambiare questa cosa.

Però è particolare, non lo sapevo.

Un’altra cosa che ti volevo chiedere è riguardo i corsi.

Cioè tu mi hai spiegato che hai fatto diversi corsi

e che ci sono anche delle lezioni extra per quelle più difficili

ma in media quanto durano questi corsi?

Cioè sono per semestre o durano di meno, alcuni durano di più?

Laura: Allora i corsi sono semestrali.

I corsi iniziano da ottobre e poi finiscono a dicembre.

Invece nella seconda parte dell’anno, quindi nel secondo semestre,

iniziano a marzo e finiscono a maggio e sono tutti i corsi diversi.

Diciamo che come studio è molto intenso quello della mia facoltà

però rispetto ad altre facoltà è anche un po’ più semplice,

nel senso che è una facoltà fattibile anche per studenti stranieri

perché ci sono molti corsi anche insegnati in inglese,

quindi anche studenti che vengono da altre parti del mondo

riescono a seguire anche facilmente.

La preparazione degli insegnanti è anche molto buona,

il materiale in inglese c’è

ed è molto recuperabile, reperibile.

Clara: Ok, quindi comunque diciamo che ti sentiresti anche

di consigliare a chi viene da qualche altra parte del mondo,

chi vuole venire a studiare in Italia, la facoltà di Scienze Politiche.

Laura: Sì, sì, assolutamente.

Clara: Ok perfetto.

Laura: Anche perché la facoltà di Scienze Politiche a Trieste è la migliore in Italia.

Rispetto alle classifiche che fanno

Scienze Politiche è molto quotata in Italia.

Clara: Ok, non lo sapevo.

So che a Trieste ci sono delle università che sono molto quotate in generale.

C’è la Facoltà, se non sbaglio, anche di astrofisica che è molto famosa.

Però non sapevo di Scienze Politiche

quindi ne abbiamo aggiunta un’altra adesso alle buone Facoltà che ci sono a Trieste.

Un’altra cosa che volevo sapere

riguarda anche le vacanze tra virgolette,

o comunque ai periodi tra i corsi, no?

Nel mio caso, ad esempio, avevo due-tre mesi di pausa a volte

tra corsi e le sessioni di esami

quindi magari uno poteva usarlo come vacanza parte di quel tempo tra lo studio.

Volevo sapere nel tuo caso come funzionava a livello di vacanze tra i corsi.

Laura: Sì esattamente come hai detto tu

tra i corsi del primo e secondo semestre c’è una sessione d’esame

che va da

metà dicembre fino a fine febbraio/inizio marzo,

in cui i ragazzi hanno la possibilità di rilassarsi un attimo

però anche di studiare per la sessione d’esame.

Stessa cosa succede tra il secondo semestre e l’inizio dell’anno successivo,

durante tutta l’estate, in cui finiscono le lezioni e inizia la sessione d’esame

che però dura soltanto da fine maggio a fine luglio.

Ad agosto l’università è proprio chiusa

così si dà la possibilità di andare un po’ in vacanza e di riposarsi.

Clara: Certo.

Mi immagino che gli esami di Scienze Politiche,

mi hai già detto che ci sono esami, come statistica,

che sono quelli un po’ più ostici.

Volevo che mi raccontassi un po’ la tua esperienza

con l’esame più difficile che hai fatto.

Qual è stato e un po’ com’è stata la tua esperienza.

Laura: L’esame più difficile in assoluto è stato quello di microeconomia,

seguito poi da statistica

perché io nelle materie matematiche non sono per niente portata.

Entrambi gli esami erano del primo anno, come dicevo all’inizio.

li ho trascinati fino all’ultimo anno.

Microeconomia l’ho dato proprio all’ultimo momento

quindi nell’ultimo appello disponibile

che il prof ha fatto apposito per gli studenti che stavano per laurearsi.

Quindi è stato uno studio molto intenso,

ho studiato davvero tanto.

Penso di aver impiegato due mesi per studiare giorno e notte quella materia.

Alla fine l’ho passato.

È stato un esame sia scritto che orale.

È una cosa molto usata, tra l’altro, nella mia facoltà,

fare esami che comprendono sia la parte scritta che la parte orale.

Però alla fine ce l’ho fatta

e mi sono laureata in tempo senza andare fuori corso.

Clara: Bravissima. Che tra l’altro è molto difficile.

Cioè magari chi non è in Italia non lo sa,

però soprattutto se fai dei momenti all’estero

un semestre all’estero

oppure fai altri progetti che sono oltre all’università,

non andare fuori corso è una cosa che non in tantissimi fanno, quindi complimenti.

Laura: Grazie.

Clara: Tra l’altro, ritornando un po’ sul discorso del laurearsi,

del finire l’università,

volevo che mi raccontassi un po’ cosa hai provato

quando hai fatto la tesi per finire università

e quando poi l’hai esposta davanti ai professori,

cosa hai sentito quando ti sei resa conto, una volta finito,

di dire: “Ok, ho finito l’università, ce l’ho fatta”.

Laura: Allora l’esperienza è stata molto bella.

Dà l’idea proprio di soddisfazione personale a livello molto alto.

tutto lo sforzo che si è fatto durante i tre anni è stato ripagato

con la presentazione della tesi.

La mia tesi si basava su un corso di politica comparata.

Mi sono focalizzata sullo studio delle elezioni negli ultimi 10 anni

nei paesi africani.

Ho preso ogni singolo paese, l’ho comprato agli altri

per vedere se le elezioni si sono svolte correttamente o meno.

Questo lavoro mi ha dato la possibilità anche di scoprire nuove cose.

Ho impiegato 2 mesi interi per fare la tesi.

L’emozione è stata fortissima.

Ero molto agitata durante la discussione.

Ho dovuto aspettare 5 giorni prima di avere il risultato.

Il risultato non è stato immediato.

Quindi la tensione saliva di giorno in giorno.

Però alla fine ero soddisfatta.

Ho ricevuto punti pieni per questo elaborato.

Ero molto contenta e si è chiuso un cerchio di studio intenso.

Clara: Mi immagino. Complimenti ancora

per il tuo percorso. LAURA: Grazie.

Prima di concludere volevo farti un’ultima domanda

che è una tua valutazione del tuo corso di studi.

Quello che hai provato, le emozioni,

se ti sentiresti anche di consigliare il tuo stesso corso di studi e perché.

Laura: In una scala da 1 a 10 darei 8.

Otto penso che sia giusto

perché gli insegnanti sono veramente tanto preparati

e molto disponibili anche ad aiutare gli studenti in generale.

L’unica cosa di Scienze Politiche,

come Facoltà deve piacere

perché ci sono molti corsi di diritto e di storia.

C’è la possibilità di imparare un po’ qualche lingua come corso a scelta.

Io ho fatto, per esempio, anche inglese e francese.

Però sono corsi minori che danno anche meno punti.

Però se piace è una bella facoltà, un bell’ambiente,

i professori, come ho detto, sono molto disponibili,

è una buona università, una buona Facoltà, sicuramente.

Clara: Ok, ti ringrazio tantissimo per questa chiacchierata.

Mi ha fatto molto molto piacere.

Laura: Grazie, anche a me.

Clara: E complimenti ancora per la tua laurea.

Laura: Grazie. Clara: Ciao.

Clara: Ciao a tutti.

#1: Diventare italiani: la storia di Anna

In this the first episode of the Italian LingQ Podcast host Clara chats with Anna about living in Italy and speaking Italian. There will be a new episodes biweekly.

Clara: Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo episodio del Lingq Podcast.

Io sono Clara e sono la presentatrice del podcast in italiano.

Se state studiando italiano

ricordatevi che potete usare questo episodio come lezione su Lingq

insieme a tanti altri contenuti come video, serie tv, Blog, etc.

Qualsiasi cosa sia potete utilizzarla come lezione su Lingq

e imparare l’italiano tramite contenuti di vostro interesse.

Ricordatevi anche di seguirci, di lasciarci un mi piace,

o una recensione su qualsiasi piattaforma stiate ascoltando questo podcast,

perché ci farebbe veramente tanto piacere.

Oggi sono in compagnia di Anna Djordjevic, ciao Anna.

Anna: Ciao Clara.

Clara: Se ti vuoi presentare

e fare una breve presentazione per chi non ti conosce,

perché magari forse solo io ti conosco

quindi se ci vuoi raccontare un pochino chi sei, che cosa fai, etc.

Anna: Allora Clara…

Sì, noi ci conosciamo quindi qualcosa di me sai già.

Ovviamente per chi non mi conosce, io sono Anna,

di cognome faccio Djordjevic,

quindi potete immaginare che non è proprio del tutto italiano come cognome.

In effetti, sono circa 25 anni che vivo in Italia.

Considerando che ho 37 anni,

arrivo in Italia quando avevo soli 12 anni.

Nasco dove? Nasco a Negotin,

una piccolissima cittadina che dista circa 200 km da Belgrado,

che è la capitale della Serbia.

Quindi in realtà sono di origine serba.

Anna: Di adozione Italiana. Clara: Esatto, anche se non si direbbe!

Anna: Sì, hai sottolineato un aspetto

che ormai sono abituata a sottolineare in diverse situazioni.

Cioè, ogni volta chiacchiero un qualcuno e mi presento,

difficilmente credono che io non sia italiana.

Quindi è ovvio che di adozione ormai mi ritengo a tutti gli effetti italiana.

Sicuramente.

Clara: Esatto, quindi quando sei arrivata in Italia avevi 12 anni, giusto?

Anna: Sì, esattamente.

Avevo appena compiuto 12 anni.

Ero poco più che una bambina.

A quell’età mi trasferisco per un esigenza familiare.

Quindi la decisione viene presa dalla mia famiglia.

Un po’ perché mia mamma ha sempre desiderato,

ha sempre avuto il sogno italiano anziché quello americano.

A lei piaceva l’idea di poter vivere in un Paese come l’Italia.

D’altra parte, la scelta derivava anche

da una situazione abbastanza particolare del mio Paese.

La Serbia in quegli anni non vive proprio degli anni bellissimi

dal punto di vista economico, ma anche politico.

Quindi la mamma coglie l’occasione

per trasferirsi e per cercare, come si suol dire, fortuna in Italia

con l’obiettivo di dare un futuro migliore ai figli,

quindi sia a me che a mio fratello.

Quindi a 12 anni arrivo in Italia.

Il mio sogno italiano inizia nel ‘96 a Roma.

Anna: Diciamo che… Clara: Ok.

Anna: …che sono stata anche fortunata

perché il trasferimento è stato molto forte di impatto.

Perché venire da uno Stato piccolino come quello della Serbia,

ma anche da una cittadina molto piccola come la mia

che contava all’incirca 20 mila abitanti,

ad arrivare in una città come Roma…

Anna: …puoi immaginare. Clara: Uno shock.

Anna: Io mi sono trovata il Colosseo, quello vero, davanti

quando magari lo guardavo soltanto nei film o in televisione.

Anna: Capisci? Clara: É stata un’emozione particolare

una volta arrivata a Roma.

Anna: Sì, per l’età che avevo

da una parte ero consapevole di questo grande cambiamento.

Dall’altra parte idem.

Per l’età non avevo la visione di questa città enorme

e anche del cambiamento che avrei dovuto vivere

in primis la lingua.

Sono arrivata in un mondo non mio,

dove si parla un’altra lingua che non è la mia,

della quale io sapevo zero.

Quindi, in realtà, non avevo proprio idea,

a parte quelle due, tre paroline che vengono usate in tutto il mondo,

ma l’italiano per me era una lingua totalmente sconosciuta.

Clara: E mi immagino anche per tua mamma, giusto?

Quindi siete arrivati tu, tua mamma e tuo fratello

che non sapevate parlare italiano.

Avete imparato sul posto praticamente.

Anna: Bravissima, esattamente.

Giustamente tu lo sottolinei anche per mia mamma.

Ovviamente io dico sempre che per i bambini,

quindi io lo ero e anche mio fratello, che tra l’altro è più piccolo di me,

lui aveva solo 8 anni,

sicuramente per noi era molto più semplice.

Nel senso che, puoi immaginare

sai benissimo che i bambini sono più predisposti, assorbono più velocemente.

Mentre mia mamma, nonostante fosse giovanissima

quando siamo arrivate in Italia,

aveva delle difficoltà in più.

Anna: Ti dico un’altra curiosità. Clara: Sì!

Visto che prima la mia vita era così, un po’ da nomade.

In realtà la mamma era un po’ avvantaggiata

del fatto che abbiamo vissuto anche un anno in Spagna.

Clara: Ok. Anna: Quindi prima di arrivare in Italia,

noi abbiamo vissuto un anno a Palma di Maiorca

quando io avevo 8 anni, quindi 4 anni prima di arrivare in Italia.

Forse quello è stato un pochino un precedente

che ci ha permesso di assorbire, di imparare anche meglio l’italiano.

Soprattutto per mia mamma che già era un adulta.

Insomma, i ragazzi fanno presto ad assimilare…

Anna: …e a imparare. Clara: Certo.

Anna: Ma anche a dimenticare, volendo.

Si adeguano velocemente.

Clara: Ok,quindi tua mamma aveva una base di spagnolo.

Quindi è stata un attimino più facilitata imparando l’italiano.

Anna: Sì, diciamo che lo spagnolo è rimasto molto ben marcato.

Anche oggi pensano che sia spagnola e non italiana.

Clara: Fantastico.

Anna: Forse un po’ per la somiglianza.

Anna: Si fa presto anche a confondere. Clara: Certo.

Anna: O avere quell’accento che fa credere che possa essere spagnola e non italiana.

Ha un po’ anche le sembianze di una donna scura.

È molto spagnola dall’aspetto.

Clara: Tua mamma ha imparato l’italiano vivendo e lavorando in Italia.

Mentre tu sei andata a scuola in Italia, tu e tuo fratello.

Anna: C’è una piccola parentesi qui.

Sì, la mamma si è trasferita qualche mese prima di noi

per un aspetto pratico e burocratico,

quindi per sistemare un po’ di cose.

Dovendo lavorare sin da subito,

si è subito rapportata con italiani e con le persone del posto.

Io e mio fratello abbiamo avuto un periodo di stallo, di fermo.

Finché la mamma non ha sistemato tutta la documentazione e la parte burocratica,

non frequentavamo una scuola, quindi è passato qualche mese.

Clara: Ok.

Anna: All’epoca era difficile per noi, e soprattutto per me a 12 anni,

uscire fuori a giocare con altri bambini.

Era abbastanza difficoltoso perché mi rendevo conto di non poter comunicare.

La voglia di incominciare la scuola era tanta,

però abbiamo dovuto aspettare qualche mese.

In quel mese noi, come tutti i bambini, guardavamo la TV.

Anna: Ok? Clara: Certo.

Clara: Certo.

Anna: Guardavamo la TV,

io a quell’età guardavo anche qualche film, qualcosa del genere.

E una delle prime cose che ho notato,

che è la netta differenza tra l’Italia e la Serbia,

è proprio il fatto di guardare film doppiati,

quindi in lingua italiana, giusto?

Clara: Certo.

Mentre in Serbia non è così, giusto?

Anna: In Serbia non funziona così.

I film sono in lingua originale.

Ho visto tutti i film americani in lingua originale con i sottotitoli, ok?

Clara: Ok.

Anna: Questo magari è un aspetto che

un popolo come il nostro che ha questa predisposizione

per la lingua inglese, è dovuta anche a questa cosa.

Tanti bambini non sanno neanche leggere finché non iniziano la scuola

sono abituati ad ascoltare in lingua inglese,

ad ascoltare quei film, e quindi a farsi l’orecchio.

Quindi ad abituare l’orecchio ad ascoltare quel film in lingua madre.

Un po’ per tornare indietro,

io quando arrivo in Italia dico:

Cavoli, ma quindi qui non ci sono i sottotitoli.

Oppure: “Se fossero stati in inglese forse avrei capito qualcosa in più”.

Lì sei costretto, ma bene

perché è un metodo che mi ha aiutato tantissimo

a guardare anche perché, appunto, non andando a scuola,

non avendo amici,

si stava abbastanza davanti alla televisione.

Quindi è stata una buona partenza perché

abitualmente ascoltavo in italiano film, cartoni e via dicendo.

Clara: Ecco, questa cosa è interessante

perché tu, nonostante vivessi in Italia e potessi uscire a parlare con le persone,

non andando a scuola e non avendo conoscenti con cui parlare,

hai imparato l’italiano come fanno tante persone che lo imparano all’estero.

Cioè guardando i film e le serie tv.

Anna: Sì, in poche parole sì.

Anche se inizialmente mi ricordo che la cosa era abbastanza comica.

Ti trovi a guardare persone fare battute, sorridere,

scambiare frasi,

e tu sei lì che guardi e dici:

Ok, sto guardando un qualcosa di cui non capisco assolutamente nulla.

In realtà è una cosa che poi piano piano viene da sé.

Io non me lo so spiegare da un punto di vista esperto.

Per esperienza so che pian piano

il tuo cervello comincia ad abituarsi a quel suono,

comincia ad associare, a captare alcune parole

e poi piano piano a capire il contesto del discorso,

pur non sapendo e non capendo esattamente ogni singola parola.

Però è una cosa che viene naturalmente, insomma.

Secondo me è una cosa quasi naturale.

Ad oggi potrei dire che è un percorso naturale,

quindi non mi fa nemmeno paura il pensiero di ritrovarmi in una situazione simile,

magari trovarmi un altro paese,

ripartire da zero e quindi dover imparare un’altra lingua.

Forse perché è un’esperienza che ho vissuto.

Clara: Certo, ormai hai il tuo metodo che è testato.

Quindi lo puoi riutilizzare con altre lingue, volendo.

Anna: Sì, anzi il mio consiglio è anche per chi

si trova a farlo perché si è trasferito per lavoro,

perché si trova in una situazione dove è quasi

“costretto” a dover imparare la nuova lingua.

Il mio consiglio spassionato è proprio quello di buttarsi un pochino,

di non aver paura,

soprattutto quando nella fase iniziale ti rendi conto che

quella lingua ti sembra quasi impossibile da apprendere.

Quindi, il mio consiglio è di darsi del tempo,

di non aver paura nemmeno di sbagliare nel metterla in pratica,

perché comunque più la mettiamo in pratica più la usiamo,

più sbagliamo e più abbiamo anche la possibilità di capire l’errore,

di correggerci e quindi perfezionarla piano piano nel tempo.

Clara: Quindi ora in famiglia, con tua mamma o con tuo fratello

cosa parlate? Parlate in serbo, in italiano o un misto?

Come funziona?

Anna: Mi piace questa domanda, grazie per la domanda perché mi dà la possibilità

di dirti quello che è il mio pensiero rispetto a questa cosa.

Perché ormai siamo un mix, le famiglie sono miste,

i figli sono abituati a usare più lingue, a parlare più lingue.

Con me e mio fratello, essendo arrivati da piccoli,

soprattutto lui, si rischiava un po’ di perderla nel tempo questa lingua.

Considerando che noi eravamo a scuola, la mamma lavorava,

il tempo che poi ci rimaneva per stare insieme,

per parlare tra di noi, era sicuramente minore

rispetto al tempo che avevamo a disposizione per usare la lingua italiana.

Ci siamo un po’ imposti, passami il termine.

Ci siamo detti “Ok, in casa è importante parlare la nostra lingua,

è importante non perderla e tenerla viva in qualche maniera.

È chiaro che ci sono dei momenti dove

ci viene quasi più semplice inserire qualche parolina in italiano.

Questo soprattutto lo fa mio fratello.

Io mi rendo conto che quando lui lo fa, cioè inserisce qualche parola in italiano,

automaticamente anche io poi tendo a rispondere in italiano.

Diciamo che se ci senti parlare, senti un po’ una lingua ibrida a volte.

Clara: Un mix.

Anna: Esattamente, è un mix di diverse lingue.

Premesso questo, cerchiamo veramente di mantenerla,

di leggere magari degli articoli anche nella nostra lingua,

di leggere qualche libro nella nostra lingua soprattutto.

Questo immagino che lo sai, anche per le tue conoscenze riguardo le lingue,

è importante leggere perché in Serbia usano il cirillico.

A maggior ragione è importante non solo leggere nella nostra lingua,

ma leggerle scritte in cirillico.

Clara: Assolutamente.

Anna: Cerchiamo di mantenere questa cosa.

Io ho una bimba che nasce in Italia, è nata in Italia,

con la quale non ho spinto tanto

nell’usare la mia lingua, quindi la lingua madre.

Puoi immaginare che tantissime volte le mamme o i papà che sono bilingue

tendono a parlare con i figli fin da subito nella propria lingua.

Io un pochino questa cosa ho scelto di non farla,

forse perché per me era importante che lei sapesse comunicare sin da subito

con i suoi coetanei, con i suoi compagni in lingua italiana.

Clara: OK.

Anna: Per non trovarsi mai in difficoltà rispetto a questo.

È chiaro che per il discorso che ci siamo fatti prima,

un po’ per l’orecchio che man mano si abitua a forza di ascoltare una lingua,

la stessa cosa vale anche per mia figlia.

Cioè lei è abituata ad ascoltare la mamma

che parla con la nonna o con lo zio in lingua serba.

Diciamo che è abituata e anche avvantaggiata nell’assorbirla.

Magari si vergogna a usarla con me, però qualche parolina la usa ogni tanto.

Sicuramente è una lingua che cercherò di trasferirle nel tempo,

però non ho forzato la mano in questo senso.

Clara: Ok quindi il serbo che conosce tua figlia

è solo quello che sente parlato da te o comunque dalla tua famiglia

oppure a volte magari guarda qualche cartone o qualcosa in serbo?

Anna: In realtà è più un discorso di sentirlo in famiglia.

Poi avendo tantissimi parenti ancora lì, cugini, zii che vivono in Serbia,

alla classica videochiamata che ci fanno i parenti per parlare con noi,

lei per partecipare a queste riunioni in videochiamata

è portata magari a dover dire qualche parolina

o di captare, di capire qualcosa in più di quello che dice il nonno, la zia…

In realtà è sempre perché si rapporta con noi.

difficilmente chiede di vedere qualcosa in serbo.

Piuttosto in inglese sì,

però in serbo ancora non sente questa forte esigenza.

Quindi non so se è una cosa che cercherò di fare con naturalezza

come l’ho vissuta io, cioè non deve essere per lei un obbligo.

Sicuramente la curiosità c’è, la predisposizione c’è

e c’è anche la fortuna di avere noi che tra noi continuiamo a usarla come lingua.

Clara: Perfetto, fantastico.

Diciamo che hai voluto che tua figlia imparasse l’italiano per poter comunicare,

perché nella tua vita la comunicazione è una cosa che ti sta molto a cuore, no?

Anna: Assolutamente sì.

Giusto per concludere questo discorso delle lingue perché ho sempre visto,

sono scelte eh, però ho sempre visto un po’ una cosa anomala

una famiglia che viene da un altro paese con i figli che nascono in Italia,

nei primi anni non sanno parlare ancora italiano.

Non andando a scuola interagiscono

solo in lingua d’origine dei genitori, giustamente.

Quindi si trovano magari in un parco, in un giardino

a non poter comunicare con altri bambini.

Quindi questa è un po’ una scelta mia del tutto personale.

Per me era importante questa cosa.

Detto questo, giustamente tu hai sottolineato

quanto la comunicazione per me è fondamentale e importante.

Penso che

ogni lingua ha la sua parte bella, la sua parte poetica,

ma fatto sta che ovunque ci troviamo, in qualsiasi Paese ci troviamo,

qualsiasi lingua vorremmo imparare un domani

per poter comunicare con le persone di quel posto,

sono sempre dell’idea che c’è tanto, c’è tantissimo.

Cioè, oltre a impararla correttamente,

c’è tanto altro che poi nel tempo si acquisisce

per poter comunicare, usare quella lingua per farci capire,

per essere più chiari possibili

e per veicolare e portare avanti quello che è il nostro messaggio.

Io sì, l’ho fatto diventare un lavoro.

Quindi in realtà mi guardo indietro e dico

quella bambina che era davanti alla televisione

e guardava con gli occhi sgranati

perché non capiva niente di quello che dicevano in TV,

oggi invece si trova a farlo in maniera minuziosa,

a farlo in maniera dettagliata

perché mi occupo di marketing e comunicazione di un brand italiano,

un brand fiorentino di cosmetici.

Quindi nel tempo ho dovuto coltivare,

leggere tanto, formarmi tanto.

Non si smette mai, quindi non è che ho smesso, anzi!

Nel momento in cui pensi di sapere tutto è lì che scopri che ti manca qualcosa.

Quindi sicuramente comunicare nel modo giusto,

trasferire il proprio messaggio in maniera semplice però chiara,

in maniera concisa,

questo per me oggi è un lavoro, assolutamente.

Quindi, guarda un po’ una lingua che non è mia

in realtà è diventata a tutti gli effetti mia.

Io penso, ragiono in italiano,

cerco di curarla, di arricchirla come lingua sempre di più, questo sì.

Clara: Fantastico.

Io ti ringrazio tanto Anna per questa chiacchierata.

Mi ha fatto molto piacere.

Spero anche che le persone che stiano ascoltando questo podcast la apprezzino.

Anna: Grazie a te Clara, grazie per la tua disponibilità,

per il tuo lavoro, e per il tuo modo di approcciarti e di comunicare.

Clara: Grazie mille, Anna, ciao. Anna: Ciao a tutti, ciao.

Danilo and Rita – La Costa Concordia come il Titanic (Parte 2)

Study this episode and any others from the LingQ Italian Podcast on LingQ! Check it out.

–Anche sul Titanic le cose sono andate più o meno così, infatti il capitano ha dato l’allarme di evacuazione della nave con molto ritardo e questo non ha consentito a molte persone di potersi portare sui ponti e salire sulle scialuppe.

Va considero però che le scialuppe potevano portare al massimo 1200 persone e sulla nave ce n’erano oltre 2000 di conseguenza vuol dire che 1000 persone inevitabilmente sarebbero colate a picco con la nave stessa.

Questo non avrebbe dovuto assolutamente accadere.

Teoricamente sulla nave dovevano esserci le scialuppe per poter salvare tutti i passeggeri che erano a bordo della nave.

Va considerato anche che a differenza della nave Costa Concordia , che si trovava a brevissima distanza dalla costa il Titanic invece si trovava in alto mare e a quei tempi le radio non erano ancora così perfette come al giorno d’oggi di conseguenza l’unico sistema per poter inviare dei messaggi era ancora attraverso dei marconigramma ossia tramite l’alfabeto Morse.

Che anche il comandante della Concordia non ne abbia combinata una giusta questo ormai è risaputo.

Innanzitutto il fatto che non abbia dato l’allarme subito, cioè quando ancora la nave era posizione verticale, e se avesse dato, appunto, l’allarme immediatamente si sarebbero salvati tutti.

Invece ha dato l’allarme un’ora e mezza dopo quando ormai la nave pian pianino incominciava ad inclinarsi sul fianco e per fortuna che l’acqua era molto bassa perché c’erano solo 20 metri di profondità dell’acqua e la nave si è adagiata sul fondo perché se non fosse stato così la nave sarebbe colata a picco completamente portando con se le 4200 persone che c’erano a bordo.

–Ma di più, il fatto di essere vicini a riva ha facilitato le manovre di recupero perché le barche di salvataggio andavano e venivano velocemente e quindi potevano prelevare le persone molto velocemente.

Quindi questo è stata una fortuna.

L’altro problema, l’altro mistero è ancora lo scambio di informazioni che il comandante ha avuto con la terra, sia con la Capitaneria di Porto sia, soprattutto, con la Società Costa Crociere, e perché li può giocarsi una grande parte del processo, ossia quale è stata la reale responsabilità della Costa Crociere nei ritardi della chiamata di soccorso.

È vero, come dice il comandante che la Costa Crociere gli ha intimato di ritardare la richiesta di soccorso?

Oppure no?

È vero che lui ha minimizzato oppure, come dice lui, non ha minimizzato affatto però hanno minimizzato gli armatori?

–La Capitaneria di Porto è stata quella che ha risolto la situazione, perché l’assurdo è che le prime chiamate di soccorso che sono arrivate alla Capitaneria di Porto sono state quelle lanciate dai passeggeri.

Alcuni passeggeri hanno chiamato i Carabinieri annunciando che c’era un guaio e non si riusciva a capire cosa fosse su questa nave, i Carabinieri hanno chiamato la Capitaneria la quale Capitaneria ha chiamato la nave.

Assurdo è che il capitano gli ha detto che andava tutto bene, ma la Capitaneria, evidentemente, allarmata da tutte queste chiamate dei passeggeri ha insistito, insistito, insistito finché è saltata fuori la verità e da quel momento che sono partite tutte le navi di soccorso perché se si aspettava ancora il capitano a quest’ora erano affondati veramente tutti.

È una cosa assurda!

Come si è comportato questo capitano è stata una cosa veramente vergognosa!

Oltre al fatto che è scappato dalla nave prima ancora prima che tutte le persone fossero messe in salvo.

–Si, molto presto se ne è andato dalla nave e anche questa è una cosa inspiegabile perché forse, adesso non è che lo voglia scusare, ma l’aveva fatta talmente grossa che probabilmente ha pensato alla fuga.

Poi è rimasto lì però più che abbandonare la nave per paura di affondare secondo me è era perché voleva scappare.

Quale sia stata la sua motivazione non è chiaro fatto sta che le imprese del comandante Schettino sono apparse poi per giorni sui quotidiani di tutto il mondo e l’Italia, un’altra volta, ci ha fatto una figura pessima.

Questo è molto spiacevole perché è vero che Schettino veramente è ineffabile però è anche vero che tanti altri marinai e tanti altri ufficiali a bordo si sono comportati in maniera eroica e quindi non è che il fatto che ci sia una persona di cattiva qualità dica molto di negativo su di noi.

–Sul fatto che il comandante della Costa Concordia non si sia comportato in modo esemplare questo è vero, però la stampa estera non può e non ha il diritto affermare che tutta la Marina Italiana sia come il Comandante Schettino, questo non è assolutamente vero.

Ad esempio non dobbiamo dimenticare l’eroico Comandante Piero Calamai, al comando del transatlantico Andrea Doria.

Il 25 luglio 1956 la nave Andrea Doria viaggiava alla volta di New York, proveniente da Genova.

Contemporaneamente, una nave di nazionalità svedese, la Stockholm, un transatlantico per il trasporto promiscuo di merci e passeggeri, si dirigeva verso l’Europa.

Presso le coste americane entrambe le navi stavano per incrociare un corridoio molto trafficato, oltretutto coperto da una fitta coltre di nebbia.

Nascoste dalla nebbia, le navi si avvicinarono, guidate solo dalle reciproche informazioni dei radar, le quali però non furono sufficienti ad evitare la imminente tragedia.

L’Andrea Doria e la Stockholm entrarono in collisione con un angolo di quasi 90 gradi, la prua rinforzata della Stockholm che era un rompighiaccio sfondò la fiancata dell’Andrea Doria e la squarciò per quasi tutta la sua lunghezza L’inchiesta successiva al naufragio stabilì che l’Andrea Doria tentò di evitare la collisione virando a sinistra, mentre la Stockholm non fece nessuna virata.

Tra le due navi non ci fu alcun contatto radio, e una volta giunte a potersi vedere ad occhio nudo, fu troppo tardi per praticare contromanovre atte ad evitare l’impatto.

La nave Andrea Doria, con una fiancata completamente squarciata, si coricò su un fianco.

L’inclinazione della nave rese inutilizzabili metà delle scialuppe, proprio come avvenne con la Costa Concordia ma proprio dall’esperienza del disastro del Titanic erano state migliorate le procedure di comunicazione di emergenza e si poterono chiamare altre navi in soccorso, inoltre le procedure e le manovre di evacuazione furono veloci ed efficienti.

Infatti grazie alle tempestive e corrette manovre del Capitano e dell’equipaggio quasi tutti i passeggeri sopravvivessero, purtroppo morirono 46 passeggeri, tutti quelli che erano alloggiati nelle cabine investite dalla prua della Stockholm.

La responsabilità dell’incidente è stata attribuita ad un’errata lettura dei dati del radar da parte dell’unico ed inesperto ufficiale svedese in servizio al momento della sciagura, a fronte di una lettura corretta da parte di tre ufficiali di grande esperienza e del comandante dell’Andrea Doria.

Inoltre il timoniere della Stockholm era notevolmente inesperto ed era costretto a correggere continuamente la rotta, e questo avrebbe contribuito a causare un’errata lettura dei radar.

In seguito è emerso che c’era anche una progettazione sbagliata dell’ambiente dove si trovava il radar della nave svedese: poco illuminato e con strumenti di difficile lettura.

Secondo alcuni studiosi una semplice lampadina sul radar avrebbe evitato l’intera tragedia.

Danilo and Rita – La Costa Concordia come il Titanic (Parte 1)

Want to study this episode as a lesson on LingQ? Give it a try!

Danilo: Il Titanic era una nave passeggeri britannica, divenuta famosa per la collisione con un iceberg nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912, e il conseguente drammatico affondamento avvenuto nelle prime ore del giorno successivo.

Il Titanic, fu progettato per offrire un collegamento settimanale con l’America e garantire il dominio delle rotte oceaniche alla White Star Line.

Questo colosso del mare rappresentava la massima espressione della tecnologia navale ed era il più grande e lussuoso transatlantico del mondo tanto è vero che i progettisti dichiararono che la nave era praticamente inaffondabile ma durante il suo viaggio inaugurale, entrò in collisione con un iceberg e alla fine affondò.

L’impatto provocò l’apertura di alcune falle lungo la fiancata destra del transatlantico, che affondò 2 ore e 40 minuti più tardi spezzandosi in due tronconi.

Nella sciagura, la più grande tragedia di tutti i tempi della storia della navigazione marittima, persero la vita 1500 persone degli oltre 2200 passeggeri imbarcati che erano compresi anche 800 persone di equipaggio

La nave partì per il suo primo e unico viaggio esattamente il 10 aprile del 1912 dall’Inghilterra verso New York, ed era comandata dal Capitano Edward John Smith.

Per lui, il viaggio del nuovo transatlantico costituiva l’ultimo comando prima di andare in pensione, e rappresentava il coronamento di una lunga e brillante carriera durata 40 anni.

Esattamente alle 23 e 35, le vedette videro un iceberg di fronte alla nave.

L’avvistamento avvenne a occhio nudo, a causa della mancanza dei binocoli, e quindi l’avvistamento avvenne in ritardo.

La mancanza dei binocoli – si appurò poi più avanti – era imputabile alla fretta di dover partire nei tempi previsti, ragione per cui non furono distribuiti già a bordo prima della partenza.

Dopo l’avvistamento, il Primo Ufficiale virò immediatamente a sinistra ordinando di mettere le macchine indietro tutta, ma la nave viaggiava alla velocità di circa 22 nodi e non riuscì a rallentare in tempo per evitare l’impatto, in virtù anche dell’inerzia di cui era soggetta la massa del transatlantico.

Tutto questo discorso per dirti che a distanza esatta di 100 anni un altro transatlantico delle dimensioni del

Titanic, anzi forse qualche cosina di più, ha subito, più o meno la stessa sorte e stiamo parlando del Costa Concordia.

Quello che non capisco è che nel 2012 una nave di questa stazza con 4200 persone a bordo possa subire un incidente come quello che ha subito il Concordia.

Rita: Una cosa ti sei dimenticato di dire ed è che il Titanic era stato pubblicizzato come inaffondabile perché aveva delle paratrie stagne che suddividevano la stiva in modo tale che si potesse fare fronte a delle falle.

Il problema è che inaffondabile non era affatto perché lo squarcio era così lungo che le paratie stagne non servivano a nulla perché l’acqua entrò in diverse paratie stagne.

Il problema è stato con il Costa Concordia ancora lo stesso, ossia lo squarcio era così lungo che è entrata acqua in due paratie stagne che è il massimo possibile per evitare l’affondamento.

Quindi da allora da questo punto di vista non è cambiato assolutamente nulla.

Quello che invece avrebbe dovuto cambiare sarebbe stata la strumentazione di bordo che permette perfettamente di vedere se ci sono degli ostacoli.

Quindi la cosa inspiegabile è proprio come sia stato possibile bypassare tutta quella strumentazione di bordo.

Danilo: Infatti il Titanic era un gioiello di tecnologia ed era ritenuto praticamente inaffondabile.

La chiglia era dotata di un doppio fondo cellulare e lo scafo era suddiviso in 16 compartimenti stagni, le cui porte si potevano chiudere automaticamente dal ponte di comando.

Questi comparti, però, non attraversavano tutta l’altezza dello scafo ma si fermavano al ponte più basso.

Il Titanic avrebbe potuto galleggiare anche con due dei compartimenti intermedi allagati oppure con tutti i primi quattro compartimenti di prua allagati.

Lo scontro con l’iceberg però causò l’allagamento dei primi cinque compartimenti prodieri per cu la nave non reggendo al peso dell’acqua imbarcata affondò.

Ma aveva anche un altro difetto il Titanic, la qualità dell’acciaio, che non era perfetta ai tempi, non riuscivano a produrre un acciaio abbastanza consistente.

Oltretutto quello che era utilizzato aveva il difetto che con le basse temperature diventava fragile per cui è stato un attimo poter aprire lo squarcio nella nave.

Però, appunto come hai detto, cento anni fa la strumentazione di bordo era praticamente inesistente, il Costa Concordia che è una nave nata nel 2006 per cui corredata della massima tecnologia elettronica possibile ed inimmaginabile con i sonar che sono in gradi di visualizzare la costa in tre dimensioni come abbia fatto a sbattere contro uno scoglio questo qui per me rimarrà sempre un mistero.

Rita: Ma, dunque, il comandante ha detto che ad un certo punto ha deciso di navigare a vista, questo perché, secondo me poi chissà che cosa verrà fuori, era talmente vicino a riva che sarebbe andato tutto in allarme per cui probabilmente ha spento tutto perché non poteva fare diversamente ed è andato a vista basandosi sulle mappe.

Quello che non ci si spiega è, va bene andare a vista ma tutti gli altri che erano in plancia con lui cosa facevano?

Danilo: È questo quello che si stanno chiedendo tutti.

Ora, non era soltanto il capitano a pilotare una nave di queste dimensioni, calcoliamo che è una nave lunga trecento metri viaggiava alla velocità di oltre 20 nodi e puntava dritto verso l’isola per fare questo famoso inchino.

Praticamente l’inchino è un passaggio a breve distanza dalla costa con tutte le luci accese, con tutto il fasto della nave per farsi un po’ di pubblicità e far vedere, insomma, la bellezza di questa nave che è veramente bella a vedersi fuori e stupenda a vedersi dentro.

Ora, insieme al capitano c’erano, appunto, anche il secondo e c’erano pure altre persone.

Calcola che questa nave ha su diversi radar, diversi ecoscandaglii e qui che tutti si chiedono come mai nessuno sia intervenuto quando saranno suonati gli allarmi.

Questi ecoscandaglii hanno un sistema di allarme che se ti avvicini troppo oppure il pescaggio della nave diventa pericoloso immediatamente lanciano subito un allarme perché si provveda, ma sembra che la velocità sia stata talmente elevata che non abbia fatto in tempo a virare e di conseguenza ha creato uno squarcio di oltre 70 metri nel fianco della nave.

Rita: Mah, si capirà poi probabilmente con la scatola nera e anche con le registrazioni video che sono state recuperate, e poi anche li si è incominciato a dire che la scatola nera non funzionava perché quando è andato in blackout, c’è stato un blackout quasi subito ha smesso di funzionare un sacco di strumentazione ed in particolare anche tutte le luci interne e hanno smesso di funzionare e sembra non ci fossero dei generatori ridondanti per supplire almeno alle luci principali.

La cosa più impressionante è che hanno smesso di funzionare anche le serrature elettroniche per cui molta gente è rimasta chiusa nelle cabine.

Danilo and Rita – Avventure in mare (Part 2)

This and all episodes of this podcast are available to study as a lesson on LingQ. Try it here.

E si, io non sono una molto coraggiosa però lo stesso mi piace l’idea, mi piacciono, infatti, mi piacciono tantissimo quelle barche che ci sono nei moli, gli yacht non mi piacciono affatto, mi piacciono quelle da pescatore quelle con quella specie di cappuccio in cui tu poi scendi all’interno della barca, ci sarà una cuccetta qualche cosa per dormire.

Quelle li mi piacciono quelle dei pescatori.

Eh ma infatti questa barca è fatta così, ha la cabina in alto, sotto ci sono le cuccette per dormire, la cucina e il bagno, era veramente una bella barca ecco!.

Ma l’avventura non è finita qua!

Poi, allora, siamo scesi lungo l’Italia, abbiamo passato il canale di Sicilia e anche lì, insomma, ce la siamo vista brutta perché il canale di Sicilia ha un dislivello tra il mar Tirreno e il mar Ionio di circa un metro e mezzo due metri, e vedevi questa tremenda onda che veniva avanti, che veniva avanti e non riuscivamo a capire e infatti c’è proprio un salto come una cascata.

Non mi l’aspettavo!

Abbiamo poi passato tutto il mar Ionio e anche qui abbiamo subito due avventure.

La prima è che ad un bel momento abbiamo visto un sacco di delfini che si avvicinavano alla barca proprio saltavano, li vedevi da lontano, saltavano, saltavano, saltavano venivano vicino alla barca.

Addirittura due si sono affiancati alla barca e ho potuto accarezzarli da tanto erano proprio contro la barca, stavano li un po’ poi saltavano e andavano via

Giocavano, giocavano!

Giocavano, giocavano si, giocavano con noi in sostanza.

Arrivati però in fondo al mar Ionio… allora tu sai che il golfo di Taranto che è un golfo molto vasto perché, diciamo e il tacco dello stivale dell’Italia.

Lì non potevamo bordeggiare se no la cosa diventava lunga no?

e allora ci siamo detti “ va bene dobbiamo fare una tirata” perché di giorno noi viaggiavamo, di notte ci fermavamo nei porti, in quel caso abbiamo detto il viaggio era di un giorno e una notte dobbiamo farla in una tirata sola.

Dobbiamo fare a turno chi sta al timone in modo tale da permettere agli altri di dormire.

Facevamo turni di due ore.

Va bene, partiamo arriva notte e ci inoltriamo nel golfo di Taranto.

Stiamo viaggiando, ero io al timone e controllavo il radar, ad un bel momento sul radar tac si vede il puntino di una nave.

Sarà una nave che viaggia nel golfo, ovviamente c’è il golfo di Taranto che è un porto commerciale molto battuto.

Questo puntino qui ad un bel momento sparisce e ne compaiono altri due, mah, dico, cosa succede c’è il radar che sta dando i numeri!

Spariscono questi due puntini e ne compaiono quattro!

Chiamo il mio amico e dico “ guarda qui c’è qualche cosa che non va nel radar perché continuo vedere navi che vanno e che vengono!” Va bene, viaggiamo, viaggiamo ad un bel momento sentiamo un grosso ribollire di acqua, che mi è venuto il cuore in gola non riuscivo a capire cosa fosse!

Era niente popò di meno di un sottomarino militare che si era alzato di fianco a noi per vedere chi erano quegli imbecilli che di notte stavano attraversando il golfo di Taranto!

Ecco cos’erano quei puntini lì!

Erano semplicemente delle manovre militari

Mammamia!

di sommergibili che venivano in superficie oppure andavano sotto per cui ad un bel momento il radar li vedeva poi non li vedeva più!!

Insomma anche questo…

E così hai visto da vicino un sommergibile!

da vicino un sommergibile, infatti…

Quanto era lungo?

Mah, sarà stato lungo una cinquantina di metri

Però!

Perché è venuto di fianco a noi a venti, trenta metri per cui il ribollir dell’acqua è stato veramente… cioè mi sono accorto che era un sommergibile soltanto quando ho visto la torretta spuntare.

Certo.

Perché di notte non avrei neanche visto il periscopio!

Ci han guardato, visto che evidentemente era una nave, cioè era una barca più che nave la nostra, da crociera e ci han lasciato andare.

Non vi hanno detto niente, insomma!

Non ci hanno detto niente e ci hanno lasciato andare, queste sono state le avventure mie in mezzo al mare.

Ma vedi cosa è bello, che queste sono le stesse avventure che gli uomini hanno vissuto da migliaia di anni.

Ad esempio il passaggio dello stretto di Messina è quello che veniva rappresentato da Scilla e Cariddi, che erano questi due mostri leggendari che cercavano di fare affondare le navi.

Perché?

Perché questo dislivello tra i due mari c’è sempre stato ed è sempre stato causa di gravi problemi per le navi, e poi anche tutta la storia di Ulisse è ambientata nel mediterraneo.

Quindi il fatto che lui abbia avuto tempeste che lo hanno buttato sulle isole ha fatto un sacco di naufragi racconta questa storia di naviganti che è bellissima, non solo, ma poi nella divina commedia il tredicesimo canto dell’inferno racconta proprio la storia di Ulisse che stufo di stare ad Itaca dopo che è tornato a casa decide di fare un altro viaggio perché era il tipo che non poteva stare lì in pantofole.

E allora prende i suoi uomini migliori e decide di andare oltre le colonne d’Ercole, ossia oltre lo stretto di Gibilterra che allora era non era mai stato superato perché si pensava che al di la dello stretto di Gibilterra ci fosse la fine della terra, la fine del mondo no?.

E infatti li racconta proprio che passate le colonne d’Ercole un enorme gorgo lo prende e lui vede, prima di scivolare nel mare vede la montagna dell’inferno che è quella che poi racconta Dante, in cui Dante poi lo trova.

Ma, in effetti, prima di Cristoforo Colombo lo sai che tutti pensavano che la terra fosse piatta e oltre lo stretto di Gibilterra non ci andavano.

D’altronde il mar Mediterraneo è un mare chiuso e rispetto all’oceano è un mare molto tranquillo per cui non si fidavano andare nell’oceano proprio perché lì le cose erano ben diverse.

Quando c’erano le tempeste, diciamo il mare inghiottiva le navi per cui non si fidavano ad andare oltre.

Si, in realtà lo sapevano che la terra non era piatta a quei tempi però tanto è vero che c’erano dei commerci dal Portogallo arrivavano fino alle Canarie e fino alle coste dell’Africa, però di lì non si spingevano oltre, oltre Madera non andavano tanto è vero che Colombo è arrivato ha approdato su queste isole prima di poi di lanciarsi in un’avventura che effettivamente nessuno aveva mai provato.

Poi, in realtà, si è scoperto che i Vichinghi dall’alto erano già arrivati, probabilmente in Canada, Terranova e in Groenlandia, però la in alto era quasi.. era un tragitto molto più breve e quindi è molto probabile che ci fossero già arrivati, hanno trovato delle navi Vichinghe mi sembra in Groenlandia, poi la era tutto ghiaccio quindi ad un certo punto toglievano la nave e andavano a piedi!

Beh, però intorno all’Africa già ci viaggiavano perché viaggiavano sempre con la costa in vista, ma già lì viaggiavano.

Non si spingevano, appunto, in mare aperto.

È stato appunto il primo è stato Colombo che con tre navicelle, in fondo erano navi ne più ne meno come quella che ho viaggiato io e con queste si sono spinti nell’oceano.

Per cui devono averne passate di cotte e di crude con quel viaggio tanto è vero che ad un bel momento avevano anche paura e volevano a tutti i costi tornare indietro.

Tre mesi ci hanno messo ad arrivare in America per cui viaggiando solo ed esclusivamente col vento la cosa doveva essere veramente dura come viaggio.

Ma lui era molto bravo, aveva fatto tutti i conti degli alisei di riuscire a tenere il vento sia all’andata che al ritorno era quello che poi ha permesso i viaggi perché inclinando le vele nel modo giusto riusciva a sfruttare i venti sia in un senso che nell’altro, altrimenti non ci sarebbe mai riuscito.

Però non è ammirevole lo forzo che lui ha fatto, lui chi ha messo anni, anni e anni fin da quando era ragazzino si è fissato con questa idea e nonostante abbia avuto decine di anni di no, ha insistito fina a che qualcuno alla fine l’ha finanziato.

Era proprio una sua fissazione e questo prova che bisogna essere molto convinti e molto determinati per riuscire nelle imprese più difficili.

Dopo di lui furono in tanti che ci andarono e fino a metà dell’ottocento hanno viaggiato sempre e solo esclusivamente a vela.

È soltanto dopo la metà dell’ottocento con i primi motori a vapore sono che nati i battelli ad elica e i viaggi diventavano anche molto più veloci.

Tu pensa quanti mesi ci volevano ad arrivare con le sole vele in America.

Ma mi sembra ci mettessero quaranta giorni, comunque era un bel tragitto poi ogni tanto affondavano infatti.

Però a me piacevano le storie tutti gli altri navigatori, dai fratelli Caboto fino a Vasco de Gama che ha fatto tutto il giro della terra.

Sono bellissime le storie di questi navigatori.

Danilo and Rita – Avventure in mare (Part 1)

Study the transcript of this episode as a lesson on LingQ, saving the words and phrases you don’t know to your database. Here it is!

Ti ho mai detto che penso che nella vita precedente io fossi un navigatore?

Si, mi hai sempre accennato a questo fatto, al fatto che ti senti molto attratta per il mare, le navi e tutto ciò che riguarda la parte marinara.

Si!

Non ho mai capito però da che cosa deriva questa ..

Si, anche perché al mare non ci voglio mai andare, fare il bagno non mi piace.

Perché mi piace quello che il navigatore rappresentava, l’idea dell’avventura verso l’ignoto del fatto che si va incontro.. sulla base di un’idea si va incontro all’ignoto e mettendo in gioco la propria vita attraverso una serie di avventure difficili, impegnative, drammatiche però in un contesto ambientale molto emozionale, no?

Come l’idea di essere in mezzo al mare su una nave in preda alle onde, le tempeste eccetera e poi però sperare di arrivare a scoprire una nuova terra senza averne nessuna certezza.

A parte le crociere su queste grosse navi che abbiamo fatto, ma sei mai andata per mare su una barca, su una barca, non dico piccolina, comunque una barca che non sia una di quelle grosse immense barche da crociera!

Beh, già lì ho sofferto il mal di mare però hanno detto che è una questione di abitudine perché mentre io stavo male per il mal di mare gli inservienti che giravano per i corridoi erano tranquillissimi, questo significa che si sono abituati.

Ah beh, certamente!

Dopo un po’ che sei su una nave ti abitui.

A parte che queste navi grosse hanno dei sistemi di stabilizzazione per cui, si, hanno un rollio ma è molto contenuto, mentre io invece ho vissuto veramente una avventura sul mare piuttosto brutta.

Ma hai sofferto anche il mal di mare o era solamente spaventosa!

No, lo spavento ti fa passare il mal di mare.

Eh, allora racconta!

Allora, un mio amico che è appassionato di nautica di barche in genere un giorno ha comperato una barca, una bellissima barca devo dire, tutta in legno, un veliero.

Un veliero intorno ai quindici metri, lo ha comperato usato ha fatto un affare, non so quale giro, insomma, abbia fatto di fatto ha comperato questa bellissima barca e l’ha comperata a Genova.

Il fatto è che lui invece abita a Cattolica, cioè dalla Liguria praticamente bisogna andare fino in Romagna.

Che vuole dire, per chi non fosse esperto in regioni italiane all’interno del Mediterraneo l’Italia divide il Mediterraneo in due parti.

Da una parte c’è il mar Tirreno e dall’altra il mare Adriatico allora, la Liguria è sul mar Tirreno mentre Cattolica è sul mar Adriatico.

Si, praticamente dall’altra parte dell’Italia!

Allora si era interessato per poter smontare questa barca, metterla su un camion e trasportarla dove lui abita, e dove aveva la darsena per poterla alloggiare.

Il costo era elevatissimo perché smontare un veliero con gli alberi in legno metterlo su un camion e il trasporto, siccome era un trasporto speciale il costo era veramente esorbitante.

Allora che cosa ha fatto!

Ha invitato sette amici, tra cui c’ero anch’io e ha detto “ va bene facciamo una bellissima crociera partiamo da Genova con la mia barca e facciamo tutto il giro dell’Italia (perché non si poteva fare altrimenti) così porto la barca a casa mia, ve la offro io la gita!” Bene!

Bene!

Tutti entusiasti, si una bellissima gita!

Ci troviamo a Genova saliamo sulla barca e partiamo.

Alla partenza il mare incominciava ad essere un po’ movimentato però niente di grave, viaggiamo, viaggiamo, viaggiamo diversi giorni finché arriviamo a Civitavecchia, Civitavecchia lo sai è un porto vicino a Roma.

Qui le cose incominciano a farsi un po’ pesanti perché il mare incomincia ad ingrossare.

C’erano solo le vele non c’era anche il motore?

Si, avevamo anche il motore però, ovviamente, cercavamo di sfruttare il vento, fin che c’era, andavamo un po’ col motore un po’ con le vele a seconda del fabbisogno.

Questo mio amico, appunto, quando ci avviciniamo a Civitavecchia, siccome era un esperto di mare, subito ha detto “ qui le cose si stanno mettendo male” perché ha visto che il mare incominciava ad ingrossarsi “dobbiamo entrare in un porto immediatamente” non ha fatto in tempo a dirlo che il mare ha incominciato ad arrivare a forza sei, forza sette, forza otto forza nove e li abbiamo veramente incominciato ad avere paura, onde alte dieci dodici metri, la barca che veniva sbalzata fuori dal mare, e infatti stavamo andando con il motore, il motore girava fuori giri nel momento che l’elica si trovava fuori dall’acqua, un balzo e ci ritrovavamo dentro nel mare, un balzo di dodici tredici metri, è stata veramente una cosa tremenda!

Abbiamo cercato di chiamare via radio la Capitaneria di Porto per cercare di avere soccorso ma questi han detto “ dovete arrangiarvi perché noi col mare così grosso non possiamo neanche uscire”.

C’erano due navi, due petroliere nella rada lì di fronte che via radio hanno detto alla Capitaneria “ noi sganciamo le ancore perché si stanno rompendo le catene” Due ore siamo stati in ballo ma due ore veramente da incubo!

Cercar di tenere ferme tutte le cose nella barca perché volava veramente di tutto.

Dopo due ore di salti su e giù per onde il mare ha incominciato un attimino a calmarsi, abbiamo visto, intravisto un traghetto che cercava di entrare nel porto, ci siamo accodati e con estrema paura siamo riusciti ad entrare nel porto.

A questo punto, dunque, noi eravamo in sette cinque hanno detto “no… preferiamo tornare a casa in treno” ci hanno abbandonato e se ne sono tornati a casa in treno.

Ma la ciurma doveva essere di sette, quindi mancavano poi delle persone o erano sufficienti due?

No, due non eravamo sufficienti per fare tutto il giro dell’Italia perché praticamente Civitavecchia è solamente ad un quarto del viaggio.

È arrivato un ottavo amico da Milano che ci ha raggiunti per cui eravamo in tre e abbiamo ripreso il viaggio.

Questa volta le cose sono andate un pochino più tranquille però ci abbiamo impiegato ben venti giorni da Civitavecchia ad arrivare fino, praticamente, Rimini Cattolica ed entrare nel porto.

È stata , per il resto del viaggio, un’avventura veramente interessante.

Però, insomma, ne hai avuto abbastanza poi no so, non mi risulta che tu abbia fatto niente di simile successivamente.

No, nonostante il mio coraggio non ho fatto niente di simile, ma ne abbiamo avute ancora delle altre durante il viaggio, non è che sia stato tutto cosi liscia perché la nave, diciamo la barca era abbastanza piccola, attrezzatissima perché questo mio amico aveva messo su radar, scandagli, tutto ciò che era possibile mettere sulla nave ma il viaggio doveva avvenire, diciamo, quasi con la terra in vista, non ci fidavamo ad andare in mare troppo aperto.

Ma quando avete avuto quel problema stavate bordeggiando o eravate in mare aperto?

Beh, eravamo in mare aperto però, diciamo, eravamo a dieci miglia dalla costa, ma quando il mare è così grosso non riesci ad avvicinarti, perché entrare nel porto con onde da dodici metri vuol dire essere scagliati sulle rocce o contro il molo del porto, per cui lì non c’è niente da fare bisognava stare in mare aperto e cercare di mettere la prua contro le onde e viaggiare su e giù come le montagne russe.

Non c’è stato altro mezzo, mettersi di traverso vorrebbe dire ribaltare la barca e andare a fondo.

Ma quindi quando succedono queste cose qui anche la Capitaneria non può fare niente, non è che ti vengono incontro, che ne so gli elicotteri, niente!

Niente da fare se per caso fossimo affondati allora va beh, avevamo la radio di soccorso che avrebbe emesso le onde in modo tale che potevano rintracciarci, ma loro assolutamente con le barche non potevano uscire.

E avevate le scialuppe?

Si, si, avevamo tutti i giubbotti, scialuppe .. no, no per quello eravamo attrezzatissimi il problema, insomma, era la fifa di affondare perche…

A, si.

Comunque la barca era molto robusta, tutta in legno di mogano, cioè una barca veramente eccezionale, robusta.

Scricchiolava a destra e sinistra però ha retto tranquillamente questa mareggiata.

Danilo and Rita – Toscana (Part 2)

Study this episode and any others from the LingQ Italian Podcast on LingQ! Check it out.

Beh, poi c’è un’altra cosa molto bella in Toscana ed è il mare.

Il mare è molto bello soprattutto scendendo verso l’Argentario.

Quella zona di costa è bellissima e di fronte ci sono anche delle bellissime isole, cioè l’isola del Giglio e l’isola d’Elba che già da sole valgono una visita.

È una zona eccezionale sia per la bellezza del mare che per l’entroterra.

Poi c’è anche la Versiglia con Viareggio e le sue spiagge anche Marina , Marina di Massa, Massa Carrara coi suoi marmi.

Diciamo che c’è veramente di tutto in Toscana.

Ultima città, beh non ultima diciamo della serie ma un’altra città bellissima della Toscana è Pisa, con la famosa torre che pende.

Tutto il campo dei Miracoli tutta e non solamente la torre, il Battistero e il Duomo sono veramente molto belli perché vederli da vicino da un impatto notevole.

Uno di solito vede solo la torre di Pisa e non si rende conto che intorno c’è una serie di monumenti molto vicini fra loro, a distanza di pochi passi, e su questo prato verdissimo molto suggestivo.

Eh, lo so però la torre è forse quella più famosa perché il fatto di pendere e quello che l’ha resa famosa se fosse stata diritta come tutte le altre torri, perché di torri belle ce ne sono in Italia tantissime, ma il fatto che questa penda è diventata oltremodo famosa nel mondo.

Si, questo sicuramente però non è cosi… è una torre particolare, l’architettura della torre di Pisa dove la trovi altrove?

Direi che non ce ne sono così tante fatte in quel modo li, anzi, mi sembra abbastanza unica!

No, infatti, fatta a quel modo no fatta tutta a chiocciola che va su con tutto quel colonnato devo dire che è veramente bella però, ripeto, è bella bellissima ma è diventata famosa per il fatto sempre che pende e che mai casca giù!

Come si dice.

Speriamo, hanno speso molti soldi per cercare di tenerla su, speriamo resti.

No poi abbiamo evitato accuratamente di parlare di Firenze che è il capoluogo e la città più importante della Toscana e viene considerata anche la città più bella.

Io ho qualche dubbio in proposito perché Firenze è sicuramente una città ricca di monumenti importanti, Santa Maria Delle Grazie, il campanile di Giotto è molto ricca di arte perché ci sono gli Uffizi, ci sono un sacco di bellissimi musei e statue che sono anche in giro per la città, però ha un grosso limite che è quello di essere una città schifosamente turistica ossia appestata da una quantità enorme di venditori ambulanti o semiambulanti di oggetti turistici.

Dove c’è il turismo si sa che nasce questo mercato brutto da vedersi però bisogna dire che Firenze è una città veramente antica.

Pensa, è stata fondata nel 56 avanti Cristo ed era un campo militare romano, sono stati i romani a costruire la prima città di Firenze.

Da lì poi pian pianino si è ampliata e ha avuto una storia molto tormentata, raccontare tutta la storia di Firenze non basterebbe un giorno, anzi, non basterebbe forse un anno perché ha avuto una vita molto tumultuosa.

Forse per gli italiani Firenze è importante perché è anche la città dove è nata la lingua italiana.

Dante Alighieri era di Firenze ed è lì che ha scritto la Divina Commedia da dove poi è derivata tutta la nostra lingua, forse per noi Firenze è importante per quello.

Si, sicuramente.

Una cosa che agli italiani non toscani fa sempre una certa impressione è sentir parlare i contadini e la gente del popolo toscana un italiano perfetto perché il loro dialetto è l’italiano stesso, mentre per noi invece il dialetto è qualche cosa di diverso specie nelle altre regioni è qualcosa di diverso dall’italiano ed è considerato lontano dall’italiano corretto per la Toscana è esattamente il contrario.

Eh, ma perché il nord ha avuto tanta influenza straniera, francesi, austriaci, tedeschi mentre bene o male la Toscana e sempre rimasta chiusa per cui ha mantenuto la sua lingua quasi originale mentre noi, purtroppo, abbiamo preso qualche inflessione straniera.

Si, ma in ogni caso siccome è lì che è nato il volgare, per volgare si intendeva proprio il dialetto, cioè la lingua italiana è il volgare latino parlato in Toscana, questo è il motivo.

Poi invece gli altri dialetti hanno avuto sempre delle storie differenti e comunque non è da loro che è nato l’italiano.

Quando Alessandro Manzoni ha scritto i Promessi Sposi che è considerato il romanzo che fondato la letteratura italiana moderna e la lingua italiana moderna, lui che era milanese ad un certo punto a detto di essere dovuto andare a sciacquare i panni in Arno, Arno è il fiume che passa per Firenze intendendo che è andato ad imparare la lingua italiana corretta.

Altre città bellissime che ci sono in Toscana?

Beh, c’è Lucca che è completamente circondata da mura, anche lei è una città medioevale bellissima, poi ci sono tante cittadine, San Gimignano la città delle sette torri, e tanti altri borghi fra cui Volterra che è un’altra città medioevale e ha per me una storia particolare perché quando eravamo ragazzi e abbiamo fatti diversi viaggi per Italia in macchina durante l’estate fermandoci più volte in Toscana.

Una volta che eravamo in campeggio in Toscana abbiamo ricevuto una visita da una nostra amica Ornella che passava di lì ed è venuta a trovarci.

Era una cosa completamente inaspettata, e in ogni caso vista la compagnia si è associata a noi e ha incominciato a girare insieme a noi per la Toscana.

Siamo passati anche per Volterra.

Molti ma molti anni dopo Ornella che se ne era andata dalla sua città precedente ha deciso di andare a vivere a Volterra perché si ricordava del viaggio che avevamo fatto insieme tanti anni prima quando eravamo ragazzi, ancora adesso vive a Volterra.

È una cosa strana però è bella quella città.

Città?

È un paesino arroccato su una collina e intorno ci sono delle bellissime valli tipo la val d’Elsa, ricche di vegetazione perché lì pian pianino stiamo andando verso l’Umbria un’altra regione molto ricca di vegetazione e che è anche molto bella l’Umbria.

Praticamente, insomma, tutte le regioni italiane sono belle, io non ne trovo una più bella dell’altra, a me piacciono tutte.

Si, hanno delle caratteristiche particolari, l’Umbria si chiama così da ombra perché è molto ombrosa, infatti e molto bello girarla d’estate perché si gira in macchina per queste colline attraverso un arco di vegetazione che passa sopra la testa e sopra il tetto della macchina quindi si sta al fresco, ed è bellissima.

Però la differenza fra l’Umbria le altre regioni e la Toscana è anche il fatto che ad esempio l’Umbria non ha sbocchi sul mare e quindi non ha tante caratteristiche che invece ha la Toscana.

La Toscana ha tante cose belle contemporaneamente questo è quello che la rende un po’ speciale.

Beh, anche in Umbria ci sono delle bellissime città medievali, Assisi, Perugia che è un’altra bellissima città, insomma, doverle vederle tutte non so quanto tempo ci vorrebbe se dovessi girare tutte le belle città d’Italia.

Secondo me non bastano dieci anni per riuscire a vedere veramente la città e tutto quello che la città offre.

Ah, no beh quello è impossibile ma quello non è neanche richiesto.

Bisogna fare come facciamo noi quando andiamo in giro .. velocemente vrr giriamo tutto e basta poi cambiamo città.

Non è forse il modo di essere profondi però ci facciamo un’idea delle cose e intanto vediamo tanti aspetti della vita e del paesaggio certo non andiamo chiesa per chiesa a vedere gli affreschi, questo no.

D’altra parte questo a me francamente interessa relativamente poco.

Danilo and Rita – Toscana (Part 1)

Want to study this episode as a lesson on LingQ? Give it a try!

Allora, se escludiamo le città moderne, praticamente tutte le città italiane hanno una storia molto antica da raccontare, in Italia ci sono delle città bellissime, ci sono dei borghi veramente stupendi che val la pena di andar a visitare, però la regione che forse che è più conosciuta all’estero senz’altro è la Toscana.

In Toscana ci sono delle bellissime città d’andare a visitare, partendo da Firenze che è forse quella più grande, poi abbiamo città come Siena, Pisa e tutto l’entroterra della Toscana che è veramente bello. Sì, la Toscana è, a mio avviso, una delle tre più belle regioni italiane, le altre due sono: la Sicilia e la Lombardia, e poi magari un giorno ne parliamo.

Io, va beh, essendo lombarda penso che la Lombardia sia una bella regione e magari è poco considerata ma secondo me è bella perché è molto varia, ha i laghi, ha le città d’arte e ha le montagne, mentre le altre regioni del nord non hanno tutto questo contemporaneamente.

Comunque la Toscana è bella anch’essa per gli stessi motivi, ossia perché è estremamente varia e ricca ossia ci sono queste bellissime città d’arte e ci sono dei bellissimi paesi e c’è anche un bellissimo mare e ci sono delle bellissime colline e paesaggi.

Related: Accelerate Your Learning with These Italian Short Stories

È proprio la ricchezza di queste di diverse … diversi fattori che la rende così bella. Sì, è bello anche il territorio soprattutto anche l’entroterra, a me piace tantissimo proprio perché è rimasta ferma un pochino ai tempi medioevali, infatti questi bellissimi borghi sono stati mantenuti così come erano nati nel tempo medioevo se non prima.

La città che mi piace più di tutte della Toscana è Siena.

Siena è veramente una città stupenda è una città antica piena di valori storici e anche monumenti e ha una storia veramente lunga da raccontare. Probabilmente Piazza del Campo, che è la piazza principale di Siena, è considerata una delle piazze più belle del mondo e, io credo, non a torto perché ha una forma unica circondata da palazzi stupendi e ha questa armonia, questa morbidezza della forma a conchiglia, concava, che è unica veramente nel mondo, è rimasta poi con il selciato originale e spiace che venga utilizzata ancora per il palio di Siena che è questa competizione famosissima in cui corrono i cavalli delle varie contrade ossia i vari quartieri della città.

Spiace perché nonostante la tradizione sia bellissima questi cavalli spesso muoiano proprio perché vengono fatti correre su un terreno e una pista troppo stretta inadatta alla corsa dei cavalli. Sì, hai perfettamente ragione, diciamo forse è quella più bella come spettacolo ma questi poveri animali in effetti soffrono.

Ma io ho vissuto proprio il palio, una volta, molti anni fa e il palio, devo dire, che non è per i turisti anche se ovviamente ne arrivano proprio a migliaia di turisti ad assistere al palio ma è proprio per i senesi è la loro festa sono loro proprio che incominciano qualche giorno prima a fare festa nelle contrade, le lotte tra una contrada e l’altra le parolacce che girano sono veramente, guarda, indescrivibili ma pensa, quello che mi ha colpito, sono soprattutto le donne che sono le più scalmanate e tiravano fuori di quelle parolacce che sinceramente, guarda, non dico che impallidivo ma però ci rimanevo abbastanza male.

La cosa più bella è quando devono fare benedire i cavalli che portano il cavallo in chiesa.

Anche qui è tutta una festa unica tutti in costume, le bandiere gli sbandieratori è proprio una cosa veramente bella da vedere.

Peccato poi la corsa dei cavalli che rovina un po’ tutta questa festa. Si, ogni anno dicono che è l’ultimo anno perché vorrebbero vietarlo come hanno vietato la corrida a Barcellona e in Catalogna ma sarà difficile proprio perché i senesi sono appassionati e hanno questo senso della appartenenza della contrada per cui ancora è difficile… i matrimoni misti all’interno della città sono malvisti.

È incredibile per noi che siamo fuori questa cosa però e vero quello che dici, sono proprio loro ancora appassionatissimi.

C’è da dire che è vero che Siena vive di turismo così come molte altre cittadine toscane, d’altra parte sono così belle che si capisce perché gli stranieri vadano volentieri a visitarle.

Una cosa che invece mi lascia perplessa è il fatto che negli ultimi anni ci sia stato un boom degli agriturismo toscani, siccome la Toscana è ricca di queste bellissime colline e di questi casali antichi ad un certo punto ha scoperto che poteva valorizzarli e molte famiglie li hanno ristrutturati ed hanno incominciato a fare dei ristoranti e degli alberghi.

Peccato che questi ristoranti e alberghi da antiche trattorie, locande a poco prezzo sono diventati di superlusso a cinque stelle e costino una fortuna cioè si è passati da un estremo all’altro!

È non mi sta tanto bene perché era bello mantenere qualcosa di rustico, adesso fuori sono tutti… va beh a volte hanno mantenuto l’aspetto esterno ma dentro sono lussuosi, marmi, cose meravigliose che nulla hanno più a che vedere con l’originale. In effetti, dopo la seconda guerra mondiale praticamente la Toscana si è svuotata tutti i contadini si sono riversati in città così come è successo in molti altri paesi e tutti questi casali sono rimasti abbandonati, poi ad un bel momento, non si sa come, si è riscoperta la Toscana.

Tanta gente ha acquistato questi casali, appunto, per farci degli agriturismo e per ripristinarli perché in effetti la terra è molto, molto ricca.

La Toscana è ricca di olivi per cui c’è dell’olio molto buono, c’è del vino ottimo se parliamo di tutti i Chianti e di tutti i derivati. Il Brunello! Il Brunello e poi c’è la Maremma, la Maremma che ha degli allevamenti sia di pecore, di bufali e di tanti altri animali che ovviamente forniscono il latte e dal latte si ricava il formaggio e tantissimi altri… E anche la carne! Anche la carne!

Infatti la famosa cotoletta alla fiorentina non è altro che un pezzo di carne da cinque sei chili che viene cotto e poi suddiviso tra i commensali.

È tutta una tradizione, è una tradizione molto bella che è stata un po’ rivitalizzata ultimamente.

Peccato questi agriturismo che invece si sono forse un pochino esaltati e attualmente hanno dei prezzi un po’ troppo fuori mercato. Sì, hanno il mercato di queste persone ricche che vengono dall’estero prenotano via web e spendono in un modo inimmaginabile, non si fanno problemi di prezzo.

Quindi si tratta di alberghi di lusso ma molto più costosi dell’ albergo che si può trovare in città.

Si parla di migliaia di euro a notte in certi casali, è una cosa assurda perché una volta le famiglie andavano in agriturismo per risparmiare è esattamente il contrario adesso!

Sì, per risparmiare da una parte ma soprattutto anche per cibarsi di cibi naturali tutto quello che era locale cioè tutto quello che l’agriturismo cioè la cascina produceva e veniva dal produttore direttamente al consumatore, era quello il bello di certi agriturismi, agriturismo nel vero senso della parola dove mangi allo stesso tavolo del proprietario e mangi quello che la terra produce, niente conservanti, niente coloranti, tutte cose veramente eccezionali.

Danilo and Rita – Roma e l’impero Romano (Part 2)

This and all episodes of this podcast are available to study as a lesson on LingQ. Try it here.

Part II The legend of Rome, the Roman Empire, and the heritage of the Roman culture Parte II La leggenda di Roma, l’impero romano, e il patrimonio della cultura romana

Ce ne sono davvero tanti ma anche Affidavit che vuol dire a affidato che si usa come termine legale anche in inglese e tanti altri perché poi il Diritto romano è ancora la base di tutti gli istituti giuridici di tutto il mondo e in particolare del mondo occidentale quindi tantissimi termini latini sono entrati anche nella lingua inglese attraverso il Diritto.

Beh, ma è naturale che tutte le lingue Europee abbiano dei termini latini perché l’impero romano essendo così esteso dove arrivavano i Romani, ovviamente, imponevano il latino come lingua ufficiale, questo anche per potersi capire e ovviamente la radice di tutte queste lingue è sempre quella latina che poi, va bene, dopo la caduta dell’impero romano ci siano state delle deviazioni, dei dialetti, tanto è vero che anche l’italiano è derivato dal latino ed ha subito una variazione nel tempo così anche le altre lingue, ma a quei tempi per mille anni si è parlato il latino, era l’unica lingua ufficiale ammessa, non c’e ne erano altre.

Si, poi c’è stata una contaminazione dovuta alla discesa dei barbari che sono scesi dal nord Europa e poi alle ulteriori invasioni di popoli stranieri che sono venuti ad occupare le terre di lingua latina.

In particolare l’Italia tanto è vero che i popoli del nord in particolare in Lombardia hanno un sacco di termini che nel loro dialetto che ricordano il Francese e il Tedesco perché abbiamo avuto sia prima la dominazione francese e poi quella austriaca e i popoli del sud hanno subito a lungo la dominazione borbonica per chi hanno preso molte espressioni di tipo spagnolo.

Però, ritornando sempre all’impero romano, dobbiamo dire che i Romani a quei tempi avevano fatto delle opere e delle cose veramente grandiose perché avevano civilizzato anche tutta l’Europa, l’Inghilterra compresa non ostante fossero su un’isola e non ostante avessero cercato di respingerli ma a quei tempi mentre i romani avevano già le case con l’acqua calda che scorreva nelle case e avevano costruito delle opere veramente immense l’Inghilterra era ancora, non dico a livello primitivo, ma quasi per cui furono i Romani che portarono la civiltà anche in quelle regioni.

E poi, comunque, la civiltà ha il risvolto, un importantissimo risvolto a livello culturale e artistico perché tutte .. gran parte dell’economia Italiana si avvale del turismo perché l’Italia è disseminata di opere d’arte molte delle quali riguardano il periodo romano.

Adesso sono arrivati i miei due amici dalla California è già la terza volta che vengono in Italia e sono entusiasti, non vedono l’ora di girare.

Sono stati a Roma, naturalmente, e ci staranno ancora ma anche a Milano ci sono tantissime opere risalenti al periodo romano nei musei e in giro per la città, sottoterra a volte, in mezzo alla città come Porta Romana che è una piazza che gira intorno ad una grande porta dell’epoca Romana, e loro sono estasiati.

Beh, in mille anni anzi, più di mille anni di dominio di cose veramente belle ne hanno fatte.

Tutte le strade d’Europa sono state tracciate dai romani e a quei tempi lastricavano le strade di sassi e con, diciamo il marmo o il granito per poter permettere ai loro carri di poter transitare tranquillamente in tutte le condizioni, e le strade che hanno tracciato allora, oggi ci sono ancora e vengono tranquillamente utilizzate da tutti.

Questo vuol dire che erano veramente abili costruttori, abili guerrieri e poi più avanti diventarono anche abili navigatori perché conquistarono anche i mari tanto è vero che tutta l’Africa del nord fu conquistata attraverso il mare.

Certo, poi anche i ponti spesso noi abbiamo ancora dei ponti romani che non sono stati sostituiti mentre tanti altri ponti moderni sono crollati malamente per cui tutte le costruzioni, anche gli acquedotti anche Roma, la Roma moderna in parte si serve ancora attraverso le strutture degli acquedotti romani.

Si, a Roma ci sono esattamente seicento acquedotti o almeno c’erano ai tempi dei romani avevano costruito seicento acquedotti e portavano l’acqua da centinaia di chilometri di distanza e oggi gli stessi acquedotti alimentano tutte le bellissime fontane che ci sono a Roma la fontana di Trevi è alimentata ancora da un acquedotto costruito ai tempi dei romani, cioè oltre duemila anni fa e pensa che è ancora lì oggi e funziona tranquillamente, mentre gli acquedotti che costruiscono oggi chissà perché dopo un po’ incominciano a perdere acqua a destra e sinistra, è più l’acqua che perdono che quella che riusciamo portare a casa attraverso i rubinetti.

Ma, perché loro usavano molto la pietra, la pietra effettivamente è molto resistente ed è difficilissimo che si corrompa negli anni.

Certo c’è da chiedersi come diavolo facessero a costruirli questo vale per gli acquedotti romani come per tante altre opere dell’antichità a partire dalle piramidi.

Non ben chiaro perché anche li perché gli acquedotti hanno dei ponti sospesi altissimi tutti fatti in pietra e chi è che andava su a metterli uno sull’altro?

Boh!.

E poi il monumento più importante di Roma e forse è quello più importante del mondo è il Colosseo.

Questa è veramente un’opera mastodontica e imponente.

Però è un teatro!

Non è un acquedotto!

No!

Il Colosseo non è un acquedotto!

E allora!

Ma non è neanche un teatro diciamo era una arena dove avvenivano i giochi, dove avvenivano i combattimenti tra i gladiatori, tra i gladiatori e gli animali selvaggi, sai importavano i leoni, le iene, gli elefanti, ed era un posto di spettacolo.

Però come monumento è li da duemila anni ed è rimasto quasi interamente intatto.

Beh, tantissime opere sono ancora intatte a parte l’anfiteatro Flavio che è il Colosseo ce ne sono ancora tantissime anche il foro romano per quanto sia stato disastrato per vari motivi mostra ancora tantissime rovine in ottime condizioni.

I Romani, ad esempio amavano tanto l’acqua avevano delle bellissime terme.

Lo sai che avevano delle terme con l’acqua calda che scorreva per cui si facevano il bagno tranquillamente e avevano quasi l’idromassaggio perché avevano dei sistemi dove passava.. dove scaldavano l’acqua tramite il fuoco, tramite delle caldaie e avevano l’acqua calda e avevano un sistema dove passava l’aria in questa acqua e venivano fuori le bolle, ne più ne meno come quelle che utilizziamo oggi nelle vasche ad idromassaggio.

Sotto questo aspetto direi che erano veramente avanzati era gente pulita e veramente civile.

Beh, poi avevano … pare che ci sono varie interpretazioni ma sicuramente, se non lì, altrove piazza Navona si chiama così perche veniva completamente sommersa dall’acqua e diventava una grande piscina in cui venivano fatte navigare delle navi modello per simulare i combattimenti navali e doveva essere una cosa grandiosa.

All’inizio delle conquiste i romani non avevano nessuna esperienza di guerra navale.

Le legioni erano vittoriose sulla terra ma essi non disponevano di vere navi da guerra.

Mancando la tecnologia navale dovettero costruire una flotta basandosi sulle navi cartaginesi catturate le quali erano navi che avevano ordini di due o tre remi e ciascun remo era manovrato da più rematori.

La navigazione a vela non era ancora utilizzata.

Anticamente le navi da combattimento erano mosse da remi e avevano sulla prua una struttura rinforzata detta rostro, col quale potevano sfondare la fiancata della nave nemica, e quindi, essendo sconosciuto l’uso dei compartimenti stagni, causarne l’affondamento.

Qualora tale manovra non fosse andata a buon fine, l’alternativa era cercare di assaltare, con le armi in pugno, la nave vicina.

Per compensare la mancanza di esperienza in battaglie con le navi, i romani invece equipaggiarono le loro con uno speciale congegno d’abbordaggio chiamato il corvo che agganciava la nave nemica e permetteva alla fanteria trasportata a bordo di combattere come sapevano fare sulla terra ferma.

La prima grande flotta fu costruita dopo la battaglia di Agrigentum del 261 a.C.

Successivamente furono combattute le Guerre puniche, una serie di tre guerre combattute fra Roma e Cartagine tra il III e II secolo a.C., che si risolsero con la totale supremazia di Roma sul Mar Mediterraneo; supremazia conquistata anche nel mare Egeo e nel Mar Nero.

Queste guerre sono conosciute come puniche in quanto i romani chiamavano punici i Cartaginesi.